Rubrica: LA PAROLA DI DIO
di Vincenzo Topa
(da Spiritus Domini, rivista mensile dei Vocazionisti)
(da Spiritus Domini, rivista mensile dei Vocazionisti)
IL BUON SAMARITANO
(Lc 10, 25-38)
La parabola del buon Samaritano, riportata dall’evangelista Luca, ci conduce all’essenza del cristianesimo. I Padri della Chiesa, fin dai primi secoli, hanno spiegato che Cristo è il buon Samaritano, che si è chinato sull’umanità sofferente, ha curato le sue ferite e ha riacceso la Speranza nel cuore dell’uomo.
Gesù non è venuto ad elencarci una serie di precetti, ma a mostrarci il cuore della Legge. E il cuore della Legge è l’Amore. Dio è Amore e il duplice comandamento di amare Dio e il prossimo è comunicato dallo Spirito che dà vita a tutta la Scrittura. In realtà, se qualcuno, come il levita e il sacerdote, presume di amare Dio ma, preso dai propri impegni, dai propri cammini precostituiti, non si china sul prossimo sofferente che gli si presenta davanti, dovrebbe prendere atto che questo è più di un campanello d’allarme. Anche il suo amore per Dio, in questo caso, è un’illusione, un fantasma! Costui non ha lo Spirito di Cristo, anche se è un prete, anche se va a Messa tutte le domeniche!
La fede si manifesta attraverso le opere, altrimenti è un’illusione. Tu dici di amare Dio, magari te ne convinci, ma se non provi compassione per il prossimo che per caso (o, meglio, per un disegno divino) è posto sul tuo cammino, il tuo amore è solo una proiezione mentale.
L’Amore soprannaturale si incarna nello stimare gli altri superiori a sé, nell’avere gli stessi sentimenti di Gesù, che prese la condizione di servo (cfr. Fil 2, 4-7 ), servo che unito al Padre, al tempo stesso “opera tutto in tutti” (1Cor. 12, 6). Infatti, se è vero che Gesù è il buon Samaritano, e che ogni cristiano che riceve lo Spirito d’amore, lo Spirito Santo, dal Padre e dal Figlio, può fare le opere di Cristo, è pur vero che anche nell’uomo che incappa nei briganti si manifesta il volto di Cristo, di Cristo crocifisso. “Ogni volta che avete dato da mangiare all’affamato, da bere all’assetato… l’avete fatto a me”, dice infatti Gesù (cfr. Mt 25, 31-46 ). Lo Spirito Santo si manifesta così in chi soccorre e in chi è soccorso, unendoli in un unico abbraccio e mostrando il Cristo totale, l’Amore che salva il mondo. Questo amore non può essere delegato alle autorità religiose, alle autorità civili, a nessuno. Richiede l’impegno personale e volontario per incarnarsi. Esso porta a fare più dello stretto e freddo dovere. A ben vedere, infatti, il buon Samaritano va anche oltre la prima emergenza. Egli predispone il rientro alla normalità, paga l’albergo…
Così anche oggi la Chiesa, e con essa ogni cristiano, si china sull’uomo sofferente, tutto intero, anima spirito e corpo. Che ognuno di noi possa allora rispondere all’esortazione del Signore: “Va’ e anche tu fa lo stesso”! Il resto sono inutili chiacchiere. E non è un caso che, molto spesso, il gesto d’amore concreto venga proprio da chi non te lo aspetti.
E allora, tu dove ti trovi in questo Vangelo? Sei il levita, il sacerdote… Hai mai deviato dal tuo percorso, seguendo l’ispirazione improvvisa dello Spirito? O forse sei proprio quell’uomo mezzo morto che scendeva verso Gerico? Chi è il tuo prossimo? O meglio, di chi sei prossimo? Ti sei mai sentito in dovere di avvicinare qualcuno in difficoltà, di “farti suo prossimo”? Queste le domande che oggi sono poste a ognuno di noi, al nostro cammino di fede. Queste le domande che aiutano a stare nella Verità, a incontrare Cristo.
NOTE:
1) (Fil 2, 4-7) (Mt 25, 31-46)
(Lc 10, 25-38)
La parabola del buon Samaritano, riportata dall’evangelista Luca, ci conduce all’essenza del cristianesimo. I Padri della Chiesa, fin dai primi secoli, hanno spiegato che Cristo è il buon Samaritano, che si è chinato sull’umanità sofferente, ha curato le sue ferite e ha riacceso la Speranza nel cuore dell’uomo.
... ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù:
"E chi è il mio prossimo?"
Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme
a Gerico e incappò nei briganti, che lo spogliarono
e lo percossero lasciandolo mezzo morto..."
(leggi tutto)
Bene, troppo spesso noi siamo come quel dottore della legge. Cerchiamo sempre dei distinguo, in fondo, per giustificarci: “Chi è il mio
prossimo?”, chiediamo. Vogliamo che ci si presenti una casistica per stabilire meccanicamente quando è proprio necessario intervenire e quando
no. Pensiamo di essere dei meri esecutori della legge. Gesù, però ragiona in tutt’altra maniera. Non a caso è Colui che, nel discorso delle
beatitudini, il sermone della montagna, dice: “Da’ a chiunque ti chiede…” (Lc 6, 30)."E chi è il mio prossimo?"
Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme
a Gerico e incappò nei briganti, che lo spogliarono
e lo percossero lasciandolo mezzo morto..."
(leggi tutto)
Gesù non è venuto ad elencarci una serie di precetti, ma a mostrarci il cuore della Legge. E il cuore della Legge è l’Amore. Dio è Amore e il duplice comandamento di amare Dio e il prossimo è comunicato dallo Spirito che dà vita a tutta la Scrittura. In realtà, se qualcuno, come il levita e il sacerdote, presume di amare Dio ma, preso dai propri impegni, dai propri cammini precostituiti, non si china sul prossimo sofferente che gli si presenta davanti, dovrebbe prendere atto che questo è più di un campanello d’allarme. Anche il suo amore per Dio, in questo caso, è un’illusione, un fantasma! Costui non ha lo Spirito di Cristo, anche se è un prete, anche se va a Messa tutte le domeniche!
La fede si manifesta attraverso le opere, altrimenti è un’illusione. Tu dici di amare Dio, magari te ne convinci, ma se non provi compassione per il prossimo che per caso (o, meglio, per un disegno divino) è posto sul tuo cammino, il tuo amore è solo una proiezione mentale.
L’Amore soprannaturale si incarna nello stimare gli altri superiori a sé, nell’avere gli stessi sentimenti di Gesù, che prese la condizione di servo (cfr. Fil 2, 4-7 ), servo che unito al Padre, al tempo stesso “opera tutto in tutti” (1Cor. 12, 6). Infatti, se è vero che Gesù è il buon Samaritano, e che ogni cristiano che riceve lo Spirito d’amore, lo Spirito Santo, dal Padre e dal Figlio, può fare le opere di Cristo, è pur vero che anche nell’uomo che incappa nei briganti si manifesta il volto di Cristo, di Cristo crocifisso. “Ogni volta che avete dato da mangiare all’affamato, da bere all’assetato… l’avete fatto a me”, dice infatti Gesù (cfr. Mt 25, 31-46 ). Lo Spirito Santo si manifesta così in chi soccorre e in chi è soccorso, unendoli in un unico abbraccio e mostrando il Cristo totale, l’Amore che salva il mondo. Questo amore non può essere delegato alle autorità religiose, alle autorità civili, a nessuno. Richiede l’impegno personale e volontario per incarnarsi. Esso porta a fare più dello stretto e freddo dovere. A ben vedere, infatti, il buon Samaritano va anche oltre la prima emergenza. Egli predispone il rientro alla normalità, paga l’albergo…
Così anche oggi la Chiesa, e con essa ogni cristiano, si china sull’uomo sofferente, tutto intero, anima spirito e corpo. Che ognuno di noi possa allora rispondere all’esortazione del Signore: “Va’ e anche tu fa lo stesso”! Il resto sono inutili chiacchiere. E non è un caso che, molto spesso, il gesto d’amore concreto venga proprio da chi non te lo aspetti.
E allora, tu dove ti trovi in questo Vangelo? Sei il levita, il sacerdote… Hai mai deviato dal tuo percorso, seguendo l’ispirazione improvvisa dello Spirito? O forse sei proprio quell’uomo mezzo morto che scendeva verso Gerico? Chi è il tuo prossimo? O meglio, di chi sei prossimo? Ti sei mai sentito in dovere di avvicinare qualcuno in difficoltà, di “farti suo prossimo”? Queste le domande che oggi sono poste a ognuno di noi, al nostro cammino di fede. Queste le domande che aiutano a stare nella Verità, a incontrare Cristo.
NOTE:
1) (Fil 2, 4-7) (Mt 25, 31-46)
SUL POZZO DELLA VITA
(da Il Granellino, feb 2008)
(da Il Granellino, feb 2008)
“Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire...”
(Ap. 12, 4)
di Vincenzo Topa
di Vincenzo Topa
Sentirsi amato. Questa è l’aspirazione più profonda di ogni essere umano. Anche se non lo sa, anche se non lo capisce, che sia un grande scrittore o un perfetto ignorante, nel profondo ogni uomo desidera sentirsi amato. Qualunque età egli abbia, dalle poche ore fino ai cento anni, perché questa non è una cosa che si impara, ma la si “sente”, la si vive dentro. E’ la tensione della vita stessa. Vivere è amare e sentirsi amati.
Così penso agli aborti, ai piccoli feti non accolti (non amati). Alla ipocrisia che giustifica un omicidio in previsione di una possibile malformazione, di una qualche piccola o grande malattia. Spontaneamente mi chiedo: ma un bambino malato non ha ancora più bisogno di uno sano di sentirsi amato, accolto dalla sua mamma? Non è forse questo un diritto naturale, quello di essere accolti dalla propria mamma?
Ecco, l’inganno sta tutto lì, nel preteso diritto di non amare, di non accogliere. Questo è il veleno pronto per la madre che, debole nella fede e spaventata da medici poco medici, aderisce alla proposta del diavolo. E’ lei la vera vittima. L’altra, il bimbo innocente, è in realtà un vincitore chiamato al Regno dei cieli! La mamma è la vera vittima: negando l’amore, l’accoglienza a quel bambino, la maternità, nega sé stessa. Nega la Verità sulla Vita, anche la sua. Che Dio è Amore. Che siamo il tempio dello Spirito Santo. Che vivere è amare e sentirsi amati. Negando la Verità profonda della vita, quella che ci ha mostrato Gesù Cristo, il Vivente, finisce per ferirsi mortalmente, prigioniera di una paura senza Speranza.
Potrebbe sembrare non inerente. Ma ti invito ora a pensare, ogni volta che sarai lì, vicino all’urna del voto, al pozzo della vita. Alla difesa dei valori, a ciò che conta sicuramente più di un punto di PIL o di qualche tassa in più o in meno…
NOTE:
cfr. Sal. 139
IL BIGLIETTO PER ANDARE LASSU'
(da Il Granellino n. 847/2011)
(da Il Granellino n. 847/2011)
Sul treno del tempo
di Vincenzo Topa
di Vincenzo Topa
Che bello sarebbe, in questo avvento, ottenere il dono di un po’, anche solo un po’ della santa umiltà di Cristo, per rimanere a bocca aperta, con la meraviglia di un bambino, di fronte al mistero ineffabile che è la vita di ogni uomo. I giudizi, le parole, gli ammiccamenti, lascerebbero il posto all’amore, l’unica cosa che resta di fronte all’eternità. In fondo l’amore è il biglietto per il treno (il tempo) che, da qua giù, permette di arrivare lassù.
In un mondo sempre più divorato dalla sete del “tutto e subito”, dell’ “usa e getta”, dell’esacerbata rivendicazione di tutti i diritti (anche quelli che “diritti” non sono), l’Avvento ci viene a ricordare, completamente controcorrente, la necessità dell’attesa. L’attesa di un Salvatore, l’attesa dell’incontro finale e definitivo con Lui (unica certezza della nostra vita), l’attesa di una Sua manifestazione nella nostra vita concreta, di tutti i giorni.
Così mi scopro ad attendere una manifestazione di Dio in tutte le situazioni che non capisco, che non accetto, dalle quali vorrei fuggire. E, devo dire, che mi scopro sempre più impaziente in quest’attesa, pieno di insofferenza, di scatti di nervi, di giudizi affrettati, di parole, di ammiccamenti… La tentazione del “tutto e subito” è sempre forte.
Ma oggi lo sguardo cade su una Parola che, pur ascoltata cento volte, diviene sempre nuova: “Ai tuoi occhi mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte” (Sal 89, 4), canta il salmista. E sembra dirmi: "Povero stupido, che cerchi di districarti tra il bene e il male basandoti solo sul limitato orizzonte temporale di un mese, di un anno, di una vita… Povero stupido, che ritieni che il Signore tardi a compiere la sua promessa… Povero stupido anche quando credi di aver capito qualcosa… e (forse) non hai che afferrato un minuscolo tassello dell’immenso disegno d’amore che ti comprende e ti trascende!"
BAMBINI, nuovi quadretti di famiglia...
inediti
di Vincenzo Topa
di Vincenzo Topa
Il francese a scuola...
Vlad dopo il primo giorno di scuola media:"Papà, abbiamo fatto il francese! Abbiamo imparato a dire come ti chiami!". Io: "Che bello! Fammi sentire come si dice!". Si ferma perplesso: "Vabbè, in questo momento non me lo ricordo...".
La macchina nera...
Colia vede un centroafricano, particolarmente scuro di pelle:"Mamma mia, papa! Hai visto quello quanto è negro? E' negro come... come... come una macchina nera".
I numeri romani...
All'uscita di scuola Vlad euforico:"Papà, abbiamo fatto i numeri romani!". Mentre io mi compiaccio della cosa soggiunge tutto soddisfatto: "li so benissimo... fino a tre!".
Lieve anticipo...
Metà febbraio, chiamo in Bielorussia, Colia al telefono, un po' trafelato mi chiede con tono urgente: "Papa, quando vieni a prendermi all'areoporto ricordati di portarmi la GameBoy!". Al che io: "Colia, ma papa viene a giugno all'areoporto...". Si rende conto e glissa: "Vabbè, tu comunque ricordati!".
Siamo poi così decrepiti?
Mia nipote, Mariastefania, al padre che ascolta allibito:“Papà, ma quando tu eri giovane c'erano ancora gli antichi romani?”
Pruvulo'!
Spesso Colia si comporta, come si dice a Napoli, da “provolone”, per cui lo apostrofo con il caratteristico: “Pruvulo’!”. Ieri mi è capitato di domandargli, subito dopo: “Ma tu sai che significa?”. Allora lui: “Sì. Pruvulonko è… fromagio!”
La storia vista dai due ignorantoni…
Colia guarda la televisione e vede la pubblicità di un documentario su Hitler. Riconosciutolo, mi mette in guardia: “Questo è uno gattivissimo!”. “E tu come lo sai?” riprendo io. "L’ho visto in un film!”. Poi, quasi per rassicurarmi, conclude: “Ma è un fatto di trentamila anni fa!”. Alla mia ilarità, Vlad, per schernire il fratello, interviene con aria saputella: “Colia, ma se sarà al massimo del trenta avanti Cristo!”.
La mia città…
Dal quaderno di Vlad: "La mia città e Napoli. Napoli e una bella città, oltre la spazzatura. Il trafico, lo smog, l'inquinamento che non è una bella cosa quelli che si umbriacano e quelli che vendono droga. E' davvero brutto, molto brutto. Invece ci sono i musei, i parcogiochi molto belli e anche l'Ikea".
Che aggiungere? Foto perfetta, dal suo punto di vista!
Vlad dopo il primo giorno di scuola media:"Papà, abbiamo fatto il francese! Abbiamo imparato a dire come ti chiami!". Io: "Che bello! Fammi sentire come si dice!". Si ferma perplesso: "Vabbè, in questo momento non me lo ricordo...".
La macchina nera...
Colia vede un centroafricano, particolarmente scuro di pelle:"Mamma mia, papa! Hai visto quello quanto è negro? E' negro come... come... come una macchina nera".
I numeri romani...
All'uscita di scuola Vlad euforico:"Papà, abbiamo fatto i numeri romani!". Mentre io mi compiaccio della cosa soggiunge tutto soddisfatto: "li so benissimo... fino a tre!".
Lieve anticipo...
Metà febbraio, chiamo in Bielorussia, Colia al telefono, un po' trafelato mi chiede con tono urgente: "Papa, quando vieni a prendermi all'areoporto ricordati di portarmi la GameBoy!". Al che io: "Colia, ma papa viene a giugno all'areoporto...". Si rende conto e glissa: "Vabbè, tu comunque ricordati!".
Siamo poi così decrepiti?
Mia nipote, Mariastefania, al padre che ascolta allibito:“Papà, ma quando tu eri giovane c'erano ancora gli antichi romani?”
Pruvulo'!
Spesso Colia si comporta, come si dice a Napoli, da “provolone”, per cui lo apostrofo con il caratteristico: “Pruvulo’!”. Ieri mi è capitato di domandargli, subito dopo: “Ma tu sai che significa?”. Allora lui: “Sì. Pruvulonko è… fromagio!”
La storia vista dai due ignorantoni…
Colia guarda la televisione e vede la pubblicità di un documentario su Hitler. Riconosciutolo, mi mette in guardia: “Questo è uno gattivissimo!”. “E tu come lo sai?” riprendo io. "L’ho visto in un film!”. Poi, quasi per rassicurarmi, conclude: “Ma è un fatto di trentamila anni fa!”. Alla mia ilarità, Vlad, per schernire il fratello, interviene con aria saputella: “Colia, ma se sarà al massimo del trenta avanti Cristo!”.
La mia città…
Dal quaderno di Vlad: "La mia città e Napoli. Napoli e una bella città, oltre la spazzatura. Il trafico, lo smog, l'inquinamento che non è una bella cosa quelli che si umbriacano e quelli che vendono droga. E' davvero brutto, molto brutto. Invece ci sono i musei, i parcogiochi molto belli e anche l'Ikea".
Che aggiungere? Foto perfetta, dal suo punto di vista!










































